Perché ci sono sempre bug e li devo pagare (quasi sempre) io?

Dietro le quinte, il lavoro di un team di sviluppo e di gestione dell’operatività di un prodotto digitale è caratterizzato da molte soddisfazioni così come da molti problemi frustranti.

Dal punto di vista delle soddisfazioni, una di quelle che personalmente mi stimolano di più è quella di poter creare, spesso da zero, qualcosa che genera un risultato anche molto rilevante per un cliente.

Tra le frustrazioni ci sono invece quelle relative al fatto che è impossibile produrre software senza difetti o riuscire a servire sempre correttamente una richiesta operativa di un utente, anche con le migliori intenzioni, così come riuscire a far sì che un’infrastruttura abbia un uptime del 100% in un anno è pressoché infattibile e, in ultima istanza, anti economico.

In generale molti di questi problemi rimangono poco visibili agli utenti finali e ai committenti, se il team è ben organizzato e ci sono dei processi di controllo adeguati.

Tuttavia, proprio per la natura del software e dei sistemi che lo fanno girare su Internet, e in generale della complessità di una piattaforma digitale, è inevitabile imbattersi in bug, incidenti e problemi di comunicazione.

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Share The Pain, ovvero come far funzionare un team digitale

In questo articolo tratto un argomento che mi sta molto a cuore che è anche uno di quelli più contro intuitivi, soprattutto nell’ambito del digitale e nella gestione appunto di piattaforme e prodotti digitali.

Un concetto che infatti ripeto spesso è che la tecnologia è tutto sommato facile, se la raffrontiamo al vero problema che è invece quello delle persone.

Inteso come: gestire gli aspetti tecnologici di una piattaforma digitale è il problema minore rispetto a quello di gestire le persone che lo fanno funzionare.

A dispetto di quello che pensano molti non addetti ai lavori, un prodotto digitale non sta in piedi da solo ed è necessario farlo evolvere e correggerlo continuamente.

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