L’unicorno è un animale mitologico con un corno dai poteri magici che una volta si pensava esistesse davvero, tanto che nel medioevo si trovava persino nei testi “scientifici”.

Si diceva che fosse talmente prezioso che sulla terra se ne poteva trovare solo uno vivente per volta, ma l’impossibilità di trovarne un esemplare fece sì che diventasse definitivamente un mito.

Anche il digitale ha il suo unicorno: il CTO, un personaggio molto prezioso e ricercato ma così raro da essere introvabile, al punto che molti si chiedono se esista davvero (sì, esiste anche se pochi ne hanno uno).

Il CTO (sigla per “Chief Technology Officer”), in breve, è colui che sceglie e “governa” tutte le tecnologie e infrastrutture che fanno funzionare una piattaforma digitale.

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Nonostante le crescenti preoccupazioni su ad blocking, efficacia delle inserzioni e frodi nell’advertising, circa due terzi dei responsabili marketing delle aziende hanno pianificato di aumentare la spesa in campagne pubblicitarie digitali nel corso del 2017 (rilevazione Gartner).

Questi i principali fattori che contribuiscono alla crescita del digital advertising:

  • Declino del traffico organico dai social in favore di quello a pagamento (basti pensare alle nuove regole di Facebook sulla visibilità dei post delle pagine);
  • Un continuo e consistente spostamento degli investimenti pubblicitari dai media offline (in Italia solo la radio è rimasta a livelli simili a quelli degli anni precedenti) a quelli digitali;
  • L’importanza sempre più palpabile dei video, sebbene siano più costosi da produrre ed erogare rispetto agli altri formati.

Questo è ciò che è visibile nella “superficie” lato business. In termini di AdTech e marketing technology (MarTech) quello che accade invece è che alla continua crescita del mercato pubblicitario digitale corrisponde una sempre crescente frammentazione e complessità di piattaforme, tecnologie e strumenti.

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Il mondo sta cambiando più velocemente che mai e l’evoluzione tecnologica ha reso più facile creare, vendere e comprare prodotti e servizi. L’innovazione continua è un enorme indicatore di successo in gran parte dei settori merceologici.

Essere sul mercato oggi è infatti molto differente rispetto anche a soli pochi anni fa: il digitale non è più un’opzione o un canale secondario, in molti casi è la modalità principale; allo stesso tempo è diverso dal marketing e dal modo di organizzare un’impresa tradizionale.

Continua a leggere per scoprire come i riscontri degli utenti cambiano in tempo reale le strategie e perché è ora di mettere da parte le richieste di progetti a costo fisso e gli RFP per creare le migliori soluzioni possibili.

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Alcuni clienti preferiscono ricevere offerte a corpo dai loro fornitori, nella convinzione di poter rimuovere l’incertezza in termini di costo, tempistiche e funzionalità dei progetti. I clienti sono soddisfatti nel pensare di poter mantenere il controllo su questi aspetti, senza tuttavia rendersi conto che così facendo perdono il controllo sulla qualità.

Cosa ci vuole per realizzare un prodotto digitale di alta qualità? Innanzitutto, i prodotti migliori sono il risultato di uno sforzo collaborativo tra cliente e fornitore poiché è necessaria l’esperienza di entrambi. Inoltre, è indispensabile poter adattare un progetto agli inevitabili cambiamenti che ci saranno in corso d’opera, come avviene e come in realtà deve essere in un prodotto digitale.

Non è necessario che tutte le funzionalità siano completamente definite all’inizio del progetto, che è il momento in cui quest’ultimo è meno conosciuto: sia il cliente che il fornitore sono nella posizione di poterle dettagliare meglio solo man mano che passa il tempo.

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Quando si discute la realizzazione di un nuovo prodotto digitale o il suo ammodernamento, inevitabilmente arriva la domanda “quanto costerà?”.

Si potrebbe rispondere “il meno possibile”, ma non sarebbe una risposta utile o seria; bisogna invece seguire un approccio in grado di evitare rischi importanti e massimizzare il valore del software prodotto in relazione all’investimento.

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