Il motto di Gordon Gekko negli anni ’80 era “Money never sleeps”, è ancora vero ma ormai è vecchio come lo stesso Gekko: oggi nell’economia digitale è diventato “Data never sleeps”.

Ed effettivamente, la “trasformazione digitale” che va tanto di moda altro non è che una trasformazione basata sui dati, o meglio, sull’informazione.

Quello che infatti in modo roboante chiamiamo “Big Data” va inteso come “Big Noise”: una grande collezione di misurazioni di eventi che una volta filtrata diventa segnale, per poi essere strutturata in informazione (cioè dati veri e propri, contenuti e conoscenza), che poi sottoposta ad analisi diventa infine un qualcosa che non sapevamo prima.

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L’unicorno è un animale mitologico con un corno dai poteri magici che una volta si pensava esistesse davvero, tanto che nel medioevo si trovava persino nei testi “scientifici”.

Si diceva che fosse talmente prezioso che sulla terra se ne poteva trovare solo uno vivente per volta, ma l’impossibilità di trovarne un esemplare fece sì che diventasse definitivamente un mito.

Anche il digitale ha il suo unicorno: il CTO, un personaggio molto prezioso e ricercato ma così raro da essere introvabile, al punto che molti si chiedono se esista davvero (sì, esiste anche se pochi ne hanno uno).

Il CTO (sigla per “Chief Technology Officer”), in breve, è colui che sceglie e “governa” tutte le tecnologie e infrastrutture che fanno funzionare una piattaforma digitale.

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In vari articoli ho spiegato l’opportunità per le aziende digitali di delegare in outsourcing la costruzione e la gestione di tutti gli aspetti tecnologici delle loro piattaforme.

Tuttavia, scegliere il fornitore giusto è difficile e ti capisco se nel dubbio di sbagliare preferisci non fare nulla e rimanere nella tua situazione attuale.

E’ per questo motivo che con questo articolo ti voglio spiegare quali sono i tipi di fornitori da evitare come la peste, o meglio le combinazioni di servizi che non devi affidare a specifiche categorie di fornitori.

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Nonostante le crescenti preoccupazioni su ad blocking, efficacia delle inserzioni e frodi nell’advertising, circa due terzi dei responsabili marketing delle aziende hanno pianificato di aumentare la spesa in campagne pubblicitarie digitali nel corso del 2017 (rilevazione Gartner).

Questi i principali fattori che contribuiscono alla crescita del digital advertising:

  • Declino del traffico organico dai social in favore di quello a pagamento (basti pensare alle nuove regole di Facebook sulla visibilità dei post delle pagine);
  • Un continuo e consistente spostamento degli investimenti pubblicitari dai media offline (in Italia solo la radio è rimasta a livelli simili a quelli degli anni precedenti) a quelli digitali;
  • L’importanza sempre più palpabile dei video, sebbene siano più costosi da produrre ed erogare rispetto agli altri formati.

Questo è ciò che è visibile nella “superficie” lato business. In termini di AdTech e marketing technology (MarTech) quello che accade invece è che alla continua crescita del mercato pubblicitario digitale corrisponde una sempre crescente frammentazione e complessità di piattaforme, tecnologie e strumenti.

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Il mondo sta cambiando più velocemente che mai e l’evoluzione tecnologica ha reso più facile creare, vendere e comprare prodotti e servizi. L’innovazione continua è un enorme indicatore di successo in gran parte dei settori merceologici.

Essere sul mercato oggi è infatti molto differente rispetto anche a soli pochi anni fa: il digitale non è più un’opzione o un canale secondario, in molti casi è la modalità principale; allo stesso tempo è diverso dal marketing e dal modo di organizzare un’impresa tradizionale.

Continua a leggere per scoprire come i riscontri degli utenti cambiano in tempo reale le strategie e perché è ora di mettere da parte le richieste di progetti a costo fisso e gli RFP per creare le migliori soluzioni possibili.

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